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Presentazione "Senza spegnere la voce" di Giorgia Landolfo

  • Legatoria Prampolini 333 Via Vittorio Emanuele II Catania, Sicilia, 95124 Italia (mappa)

Non è normale ritrovarsi in un Pronto soccorso, in uno studio di ginecologia, in una sala parto e avere paura di fare domande. Non può accadere di ritrovarsi spaventate a chiedere ai medici cosa ci sta accadendo e cosa stanno facendo mentre mettono le mani nella nostra vagina, osservano le nostre ovaie, la nostra cervice. Mentre diamo alla luce un figlio o quando desideriamo farlo. Oppure mentre richiediamo una visita di routine, un contraccettivo, un aborto, una risposta a un dolore che non ha nome. Possiamo e dobbiamo essere più consapevoli delle cure che possiamo ricevere, di ciò che siamo libere di scegliere sui nostri corpi. Per le nostre vite. In una società che molto spesso non sa proteggere né rispettare le donne dobbiamo imparare a porgere, a noi stesse e a chi ha il dovere di assisterci, tutti gli interrogativi necessari. La violenza comincia dall’imposizione del silenzio e quando eventi ingiusti diventano “normali” ciascuna di noi perde ogni forma di libertà. Perdiamo la voce e diventiamo invisibili.
Ogni anno in Italia decine di migliaia di donne subiscono varie forme di violenza in qualche momento della loro vita, spesso durante la gravidanza, il parto e il post parto. Di queste forme di violenza e abuso se ne parla poco o nulla. Valentina Milluzzo ne ha subito le più tragiche conseguenze. Come lei, tante altre. Perché è successo e accade ancora.
Queste pagine sono state scritte con la volontà di liberare ogni singola voce, per non lasciare inespressi indignazione e dolore. L’unica possibilità che abbiamo è rompere il silenzio, raccontare, alzare la voce, denunciare. Anche per chi non ne ha la forza.
Anche per chi non può farlo più.

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